La fotografia che ha ispirato il logo Jumpman (Nike Jordan)
Il logo Jumpman è uno dei simboli più riconoscibili al mondo. Da oltre trent’anni identifica il marchio Nike Jordan ed è diventato un’icona che va ben oltre il basket, comparendo su scarpe, abbigliamento e accessori indossati da milioni di persone.
Quello che molti non sanno, però, è che dietro quella celebre silhouette si nasconde una fotografia. O meglio, due fotografie.
La prima venne realizzata nel 1984 dal fotografo olandese Jacobus Rentmeester (detto “Co”) per la rivista LIFE. La seconda, realizzata alcuni anni dopo per Nike, riprese la stessa idea trasformandola nella silhouette che oggi conosciamo come Jumpman.
Questa è la storia di quelle due immagini e della controversia che le ha legate per decenni.
Michael Jordan prima della leggenda
Nell’estate del 1984 Michael Jordan ha appena concluso la sua esperienza alla University of North Carolina. È stato scelto dai Chicago Bulls, ma deve ancora esordire in NBA. Non ha ancora vinto titoli, non è ancora diventato il volto del basket mondiale e nessuno può immaginare quale sarà il suo impatto sulla cultura sportiva dei decenni successivi.
In quei mesi Jordan partecipa alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 con la nazionale statunitense. È proprio in occasione di quell’evento che la rivista LIFE incarica il fotografo olandese Jacobus Rentmeester di realizzare un servizio fotografico dedicato ai giovani talenti americani.
Co Rentmeester (Amsterdam, 28 febbraio 1936) non è un fotografo sportivo nel senso tradizionale del termine. Ha alle spalle una lunga esperienza come fotoreporter e nel 1976 ha vinto il World Press Photo. Il suo obiettivo non è semplicemente documentare un atleta durante una partita, ma creare immagini che rimangano impresse nella memoria.
La nascita dello scatto
Per il servizio fotografico Rentmeester sceglie un campo all’aperto vicino alla University of North Carolina.
Jordan indossa la tuta della nazionale americana. Ai piedi, curiosamente, porta un paio di New Balance e non scarpe Nike, un dettaglio che oggi assume un significato particolare considerando la storia che seguirà.
L’idea del fotografo è insolita. Non vuole immortalare una normale schiacciata, ma costruire un’immagine simbolica.
Per questo prende ispirazione dal grand jeté, un salto tipico della danza classica in cui il ballerino apre completamente le gambe dando l’impressione di rimanere sospeso nel vuoto.
Secondo quanto raccontato dallo stesso Rentmeester, la posa venne provata più volte. Addirittura il fotografo utilizzò il proprio assistente per mostrare a Jordan il movimento che aveva in mente, prima di ottenere lo scatto definitivo.
Il risultato è una fotografia molto diversa dalle classiche immagini sportive dell’epoca.
Non racconta un’azione di gioco.
Racconta un’idea.

Perché questa fotografia è così efficace
Gran parte della forza dello scatto nasce dalla composizione.
Il corpo di Jordan attraversa l’immagine seguendo una grande diagonale, mentre braccia e gambe generano ulteriori linee che trasmettono energia e movimento.
Il pallone, il corpo dell’atleta e il canestro formano un triangolo compositivo che accompagna naturalmente lo sguardo dell’osservatore attraverso la fotografia.
Anche lo sfondo gioca un ruolo fondamentale. Il cielo pulito elimina qualsiasi elemento di disturbo e permette alla figura di emergere con estrema chiarezza.
Ma l’intuizione più interessante riguarda proprio il tipo di salto scelto.
Una normale schiacciata comunica forza e avanzamento verso il canestro.
Il grand jeté, invece, trasmette leggerezza e sospensione.
Jordan non sembra semplicemente saltare.
Sembra quasi sfidare la gravità.
È proprio questa sensazione a rendere la fotografia così memorabile.
La seconda fotografia e la nascita del Jumpman
Contrariamente a quanto si pensa spesso, il logo Jumpman non deriva direttamente dalla fotografia pubblicata su LIFE.
Quando Nike nel 1985 inizia a sviluppare la linea dedicata a Michael Jordan prende quella fotografia come riferimento visivo, ma decide di realizzare un nuovo servizio fotografico.
Jordan viene nuovamente fotografato nella stessa posa ispirata al grand jeté, questa volta in studio.
Lo scatto viene realizzato davanti a un green screen e successivamente viene aggiunto uno sfondo con lo skyline di Chicago, la città destinata a diventare indissolubilmente legata alla carriera del giocatore.
Da questa seconda fotografia viene ricavata la silhouette del Jumpman.
Non si tratta quindi di un semplice ritaglio della fotografia di Rentmeester, ma di una nuova immagine costruita seguendo la stessa idea compositiva.

Il Jumpman arriva solo nel 1988
Un altro dettaglio poco conosciuto riguarda la cronologia del marchio Jordan.
Molti pensano che il Jumpman sia nato insieme alla prima Air Jordan del 1985.
In realtà non è così.
Le Air Jordan I utilizzavano ancora il celebre Wings Logo, progettato da Peter Moore.
Il Jumpman compare soltanto nel 1988 sulla linguetta delle Air Jordan III, progettate dal designer Tinker Hatfield.
Quella scarpa rappresenta un momento fondamentale nella storia del marchio Jordan e contribuisce a trasformare definitivamente la silhouette in uno dei simboli più famosi dello sport.
La controversia con Nike
Per molti anni la storia della fotografia di Rentmeester rimase poco conosciuta.
Nel 2015 il fotografo decise però di citare Nike in giudizio, sostenendo che il nuovo servizio fotografico fosse troppo simile alla sua opera originale.
La questione non riguardava Michael Jordan come soggetto, ma le scelte creative che avevano portato alla realizzazione dell’immagine: la posa, la composizione e l’idea fotografica.
Nike sostenne invece che la seconda fotografia fosse un’opera autonoma, realizzata con un’inquadratura, una prospettiva e un contesto differenti.
I tribunali statunitensi diedero ragione a Nike.
Secondo i giudici, pur partendo da un’idea simile, le differenze tra i due scatti erano sufficienti a escludere una violazione del copyright.
La vicenda rimane ancora oggi uno dei casi più interessanti nel rapporto tra fotografia, creatività e diritto d’autore.
Una fotografia entrata nella storia
Nel 2016 TIME ha inserito lo scatto di Co Rentmeester nella lista delle 100 fotografie più influenti di tutti i tempi.
Un riconoscimento che va oltre il mondo dello sport.
La fotografia non è ricordata soltanto perché ritrae Michael Jordan.
È diventata importante perché ha influenzato l’immaginario collettivo e ha contribuito, indirettamente, alla nascita di uno dei simboli grafici più celebri della cultura contemporanea.
Ancora oggi, osservando quella fotografia, è facile riconoscere la silhouette che milioni di persone associano al Jumpman.
Ed è proprio questo il suo fascino.
Prima di essere un logo.
Prima di diventare un marchio.
Prima ancora di trasformarsi in un’icona globale.
Il Jumpman è stato, semplicemente, una fotografia.
Cronologia della vicenda
1984 – Rentmeester fotografa Michael Jordan per LIFE.
1984 – Nike ottiene in prestito due diapositive per una presentazione interna (licenza da 150 dollari).
1985 – Nike realizza un nuovo servizio fotografico ispirato allo scatto di Rentmeester.
1988 – Il logo Jumpman debutta sulle Air Jordan III disegnate da Tinker Hatfield.
2015 – Rentmeester cita Nike per violazione del copyright.
2018 – La Corte d’Appello conferma la vittoria di Nike.
2024 – Esce il documentario Jumpman.
Fonti
LIFE Magazine – The Amazing Story Behind “Jumpman”
https://www.life.com/arts-entertainment/the-amazing-story-behind-jumpman/
Documentario “Jumpman” (2024)
https://www.originaljumpman.com/
TIME – 100 Photos: The Most Influential Images of All Time
https://time.com/4839246/100-photos-most-influential-images-of-all-time/
La sentenza della causa Rentmeester vs Nike
https://fairuse.stanford.edu/case/rentmeester-v-nike-inc/
