Odio il termine street photography (Garry Winogrand)
Garry Winogrand (1928–1984) è stato uno dei protagonisti della fotografia americana del secondo dopoguerra. Nato nel Bronx, a New York, ha dedicato gran parte della sua carriera a osservare la vita quotidiana nelle città americane, soprattutto New York e, negli ultimi anni, Los Angeles.
Il suo stile è immediatamente riconoscibile: immagini dinamiche, spesso leggermente inclinate, piene di energia e di relazioni impreviste tra le persone. Winogrand lavorava quasi sempre con una fotocamera Leica a pellicola 35mm, fotografando rapidamente nello spazio urbano e producendo una quantità enorme di negativi. Alla sua morte lasciò migliaia di rullini non sviluppati, segno di un approccio alla fotografia continuo e quasi compulsivo.
Oggi il suo lavoro è spesso associato alla cosiddetta street photography. Tuttavia, Winogrand detestava questa definizione.
Nel documentario Contemporary Photography in the USA di Michael Engler, realizzato nel 1982, il fotografo afferma apertamente di odiare il termine “street photography” perché, a suo avviso, non dice nulla sul fotografo e sul suo lavoro. Descrive semplicemente il luogo in cui una fotografia viene scattata, non la visione o le intenzioni di chi la realizza.
Ancora più significativo è il fatto che Winogrand rifiutasse anche l’etichetta di “street photographer”. Non amava essere definito attraverso una categoria precisa: si considerava semplicemente un fotografo, niente di più e niente di meno.
Secondo lui, classificarsi come un determinato tipo di fotografo può diventare pericoloso. Il rischio è quello di restare intrappolati in una formula, finendo per produrre sempre lo stesso tipo di immagini per aderire a un genere riconoscibile.
Il suo modo di lavorare era molto più libero. Non usciva per fare “street photography”, ma per fotografare il mondo e scoprire cosa accade quando la realtà viene trasformata in immagine. La strada era soltanto uno dei luoghi in cui questa osservazione poteva avvenire.
Il rifiuto delle etichette, in fondo, riflette bene l’essenza della sua fotografia: uno sguardo curioso, aperto e imprevedibile, che non voleva essere limitato da definizioni troppo strette.

Il fatto che Winogrand odiava il termine “Street Photography” è un dato storico, ma che è quel che è…e che vale quel che vale.
Resta il fatto che il genere fotografico “Street Photography” è affascinante ma difficilissimo!
Moltissimi dicono di fare “Street Photography” (alcuni la insegnano anche…) ma pochissimi riescono davvero a raggiungerne l’essenza.
Per inciso:
La “Street Photography” è un genere diverso dalla “Fotografia di architettura”
La “Street Photography” è un genere diverso dal “Reportage” (in tutte le sue forme: dal “reportage urbano” al “reportage di viaggi”, dal “reportage sociale”, al “reportage di guerra”, ecc.)
La “Street Photography ” è un genere diverso dalla “Ritrattistica “, pertanto…in ritratto seppur ambientato…rimane un ritratto, ed appartiene alla Ritrattistica.
Di conseguenza, chi fa Ritrattistica, o Reportage, o Fotografia di Architettura… può benissimo chiamare le proprie fotografie con il genere fotografico a cui appartengono…non c’è alcun bisogno di mescolare tutto in un “minestrone” chiamando tutto “Street Photography”, anche quando le fotografie sono lontanissime dall’ essenza di questo straordinario genere fotografico, e mancano completamente di “Contenuto narrativo” e “Pregnanza semantica”, necessari anche solo per avvicinarsi all’essenza della “Fotografia di strada “.