Joel Meyerowitz: How I Make Photographs

recensione libro How I Make Photographs Joel Meyerowitz “Joel Meyerowitz: How I Make Photographs” è un libro pubblicato nel 2020 da Laurence King Publishing in parallelo all’uscita del corso online di Joel Meyerowitz per Masters of Photography.

È un piccolo libro in formato tascabile, di 128 pagine, ma ricco di contenuti molto interessanti.

Joel Meyerowitz, nato a New York nel 1938, è uno dei maestri assoluti della fotografia contemporanea. È stato un pioniere della fotografia a colori e ha contribuito a rendere il colore un linguaggio artistico riconosciuto. Nella sua vita si è dedicato alla street photography ma anche ad altri generi fotografici.

Questo libro non è un manuale tecnico, ma un’opera che invita il lettore a esplorare la propria visione del mondo attraverso la fotografia. Meyerowitz ci apre le porte del suo mondo fotografico, condividendo non solo le sue tecniche, ma anche la sua filosofia e le sue intuizioni.

Attraverso 20 capitoli, strutturati come lezioni, il libro ci accompagna in un percorso di crescita che va oltre la mera pratica fotografica, toccando temi come la percezione, l’intuito, la connessione umana e la scoperta di sé.

Il testo è in inglese ma i concetti sono espressi in maniera semplice e chiara. Come detto, il libro è diviso in 20 capitoli, ognuno dedicato a un concetto particolare. Questo rende la lettura più semplice. Inoltre in ogni capitolo sono presenti delle fotografie di Meyerowitz, che aiutano a capire meglio quello che il fotografo ci vuole insegnare.

Come sempre voglio riportare i concetti chiave presenti nel libro, divisi per capitoli.





20 consigli fotografici di Joel Meyerowitz

1. Scopri la tua identità di artista. Esprimi la tua visione del mondo

Meyerowitz parte dalla propria esperienza per dire una cosa semplice e forte: la fotografia è un modo per scoprire chi sei.

Il capitolo si apre infatti con questa frase, riportata sul anche retro del libro:

“Una volta che hai una macchina fotografica in mano, hai la licenza per vedere.”
– Joel Meyerowitz

Prendere in mano la macchina fotografica significa darsi il permesso di vedere davvero il mondo e di riconoscere ciò con cui ti senti in risonanza. All’inizio è normale sentirsi insicuri: il dubbio fa parte del percorso. Ma ogni fotografia scattata è una “pietra di paragone” che ti restituisce informazioni su di te e sul tuo sguardo.

Il consiglio di questo capitolo è: fidati dei tuoi impulsi, non esitare, reagisci in modo veloce alle opportunità, perché in fotografia ogni esitazione è un’immagine perduta.

2. Essere ispirati: immergiti nella letteratura fotografica

Qui Meyerowitz insiste sull’importanza dei libri di fotografia come fonte di ispirazione.

Guardare i lavori dei grandi maestri non serve per copiarli o fare foto simili alle loro, ma per riconoscere cosa ti colpisce e cosa risveglia i tuoi istinti.

Quindi quando ti sembra di non avere niente da dire, apri un libro di fotografie. Ti farà tornare la voglia di uscire a fotografare.

I tre libri fotografici che hanno cambiato la vita a Meyerowitz sono:

3. Possiedi la strada. Hai il diritto di essere negli spazi pubblici, quindi scatta con sicurezza

Questo capitolo affronta le paure comuni legate alla fotografia di strada, come il fatto di fotografare sconosciuti o la possibilità che qualcuno si arrabbi per essere stato fotografato.

La strada è il caos. Se ti senti a tuo agio nel caos, troverai la tua strada.

Ma la strada, per Meyerowitz, è di tutti: lo spazio pubblico è il luogo naturale della street photography. Molti hanno paura di fotografare gli sconosciuti, ma lui ribalta l’idea: se sei aperto, sorridente, rispettoso, il tuo atteggiamento comunica che non sei una minaccia.

Il suo approccio è quello di sorridere ed essere sempre positivo.

Ciò che è importante è l’intuizione, essere positivi, avere il senso dell’umorismo ed essere nel posto giusto al momento giusto.

Il fotografo deve “possedere l’inquadratura”: vedere tutto ciò che accade nel mirino e creare connessioni tra elementi apparentemente scollegati. Tutti sono “un bersaglio leale” finché li fotografi con rispetto e senza crudeltà.

 

4. Abbraccia il quotidiano. Scopri la bellezza e il significato nell’ordinario

Questo capitolo invita a trovare il meraviglioso nel banale. Restando abbastanza a lungo in un luogo, ciò che all’inizio sembra vuoto o insignificante comincia a rivelare possibilità: piccoli gesti, coincidenze, oggetti dimenticati che diventano soggetti.

Quando qualcosa ti incuriosisce, resta sul posto, esploralo, fotografa da più angolazioni. La quotidianità, se ascoltata, smette di essere monotona e diventa materiale poetico.

A volte anche un’immagine complessa, con più personaggi, più piani e più storie, può nascere da un soggetto ordinario.

In questa foto in bianco e nero scattata nel 1966 a Malaga, in Spagna, c’è atmosfera, complessità, e ci sono tanti livelli. Il fotografo catapulta lo spettatore all’interno di un paesino. L’immagine è divisa in vari blocchi: quello a destra della finestra, quello centrale con il signore al tavolo del bar, e quello a sinistra che si vede dalla vetrina, dove c’è un quartiere in festa o un evento. Tante situazioni diverse nella stessa foto.

foto Joel Meyerowitz bar Malaga Spagna

© Joel Meyerowitz, Malaga (Spagna), 1966

 

Capitolo 5. Anticipare il momento. Sii presente e pronto a reagire

Qui entra in gioco l’idea di previsione. Meyerowitz racconta come da piccolo, nel Bronx, il padre ex pugile, per proteggerlo da eventuali problemi, gli avesse insegnato a “leggere la strada”, a intuire cosa stava per succedere.

Anche la fotografia nasce da questa capacità di riconoscere i comportamenti ricorrenti delle persone: inciampi, incontri, gesti, conflitti, abbracci. Devi imparare a prevedere movimenti, gesti e azioni che stanno per succedere, facendoti trovare al posto giusto nel momento giusto.

Una fuoriuscita di vapore, una coppia che attraversa la strada, un gesto ambiguo fra due uomini: tutto accade in un millesimo di secondo.

Bisogna allenare l’occhio a prevedere ciò che sta per avvenire.

6. Creare connessioni. Crea relazioni con le persone e i luoghi che incontri

La fotografia di ritratto è, per Meyerowitz, un incontro di energie. Ogni ritratto contiene qualcosa di te e del soggetto fotografato. Un ritratto non è solo una registrazione di un volto, ma anche la relazione che si crea in quel momento.

Quando realizzi il ritratto di uno sconosciuto, se riesci a trovare una connessione, il ritratto risulterà più interessante.

Connettersi” non significa per forza parlare a lungo, ma piuttosto trovare una forma di intesa, anche silenziosa. Puoi chiedere apertamente un ritratto in strada o entrare nella vita delle persone con discrezione, mostrando interesse sincero.

In sintesi: usa la tua umanità (tono, gesti, sguardo) per far sì che le persone si aprano e il ritratto diventi uno scambio, non uno scatto rubato.

7. Trova la storia. Lascia che le tue immagini raccontino storie

Ogni fotografia, anche singola, può contenere una storia complessa.

Meyerowitz parla di questa sua famosa foto scattata a Parigi, a cui ho dedicato un articolo dedicato (Fallen man, la foto più famosa di Joel Meyerowitz).

Fotografia Joel Meyerowitz Fallen Man Parigi 1967

© Joel Meyerowitz – Paris, 1967

 

Nell’immagine vediamo un uomo steso a terra, uno che lo scavalca con un martello in mano, vari passanti indifferenti, persone sull’autobus che osservano. La foto è ambigua: è un’aggressione? È un incidente? Perché nessuno aiuta?

La forza della fotografia sta proprio nel fatto che lascia aperte varie interpretazioni.

Il consiglio è: mentre inquadri, non limitarti al soggetto principale, ma pensa a ciò che quella scena dice sulla società, sulle relazioni, sull’epoca in cui vivi. Cerca immagini che possano essere lette a più livelli.

8. Sii aperto all’umorismo. La vita può essere sorprendente, quindi tieni gli occhi aperti per i momenti divertenti

Come si fa a fare una foto divertente? Non lo sa neppure Meyerowitz. Perché l’umorismo non si costruisce a tavolino, ma semplicemente accade.

Il compito del fotografo è farsi trovare pronto quando la realtà diventa involontariamente comica o assurda: una signora che si sporge pericolosamente al Grand Canyon, un ragazzo su un monociclo con il braccio allargato che crea una somiglianza con il braccio di una statua, un ragazzo di colore che si abbassa i pantaloni davanti a una vetrina accanto all’insegna di una cioccolateria.

La vita è piena di micro eventi divertenti che durano un istante.

Il consiglio è: mantieni uno sguardo giocoso, capace di cogliere le coincidenze buffe e le relazioni inattese tra elementi della scena.

9. Cerca i dettagli e avvicinati. A volte i gesti o gli avvenimenti più piccoli hanno un impatto maggiore

Qui Meyerowitz parla della potenza dei dettagli. Una crepa nel muro con una piantina che spunta, una mano, un oggetto fuori posto, un piccolo gesto: spesso sono queste piccole cose a rendere viva un’immagine. Allenare l’occhio significa imparare a vedere questi particolari nel flusso caotico della strada.

Il consiglio è: lasciati attirare da un dettaglio e poi costruisci l’immagine intorno ad esso, mettendo insieme più elementi in un quadro più ampio.

Quando vedi un piccolo dettaglio che attira la tua attenzione, pensa a come potresti utilizzarlo per creare uno scatto interessante. Come in questa foto in cui una coppia si bacia sotto la scritta “Kiss me stupid”.

fotografia Joel Meyerowitz bacio Kiss me stupid

© Joel Meyerowitz New Year’s Eve, 1964-65

 

10. Coinvolgi la tua testa così come il tuo cuore. Non limitarti a guardare, rifletti su ciò che vedi e continua a esplorare

La fotografia di strada è istinto ma anche pensiero consapevole. Meyerowitz suggerisce un esercizio: restare 15 minuti allo stesso angolo osservando ciò che accade e descrivendo a mente ciò che si vede.

Ad esempio: “Laggiù c’è un chiosco di hot dog con una bella luce, dovrei avvicinarmi” oppure “Ci sono persone che attraversano la strada da questa parte, dovrei cambiare posizione”, o ancora “Arrivano due ragazzi, e uno indossa una maglietta rossa”.

Questo atto di verbalizzare ti aiuta a capire perché una scena ti interessa e come potresti trasformarla in fotografia.

Il consiglio è: non fermarti alla prima impressione; continua a interrogare la scena con la testa, non solo con l’istinto, per far emergere immagini più profonde.

11. Linguaggio del corpo e comunicazione. Dove metterti e cosa fare se qualcuno ti si avvicina

In strada le persone si muovono seguendo ritmi e traiettorie naturali. Meyerowitz spiega che il fotografo deve saper leggere questi movimenti e inserirsi in essi con naturalezza. Non bisogna mai fermare qualcuno frontalmente o apparire invadenti: è più efficace “scivolare” nel flusso, adattando la propria posizione per non risultare una presenza minacciosa.

Se poi qualcuno ti chiede spiegazioni, quello è il momento di mostrare gentilezza e autenticità. Un commento positivo e spontaneo, ad esempio sull’abbigliamento, sull’atteggiamento, su un dettaglio che ti ha colpito della persona, crea subito un clima di fiducia e spesso apre la porta a un possibile ritratto.

Il messaggio fondamentale è che il linguaggio del corpo, sia il tuo che quello degli altri, è uno strumento fotografico a tutti gli effetti. Saperlo interpretare e usare ti permette di muoverti con discrezione, entrare in sintonia con le persone e ottenere immagini più naturali e sincere.

12. Gioco visivo. Gioca con ciò che vedi

La fotografia è un vero e proprio gioco del vedere.

Quasi ogni cosa è fotografabile.

Un bambino steso a terra con una spada che sembra una croce può rimandare ai dipinti religiosi, una sequenza di cieli e orizzonti può diventare una collezione di campioni di colore della natura (come quelli che ti danno nei negozi di vernici).

Le immagini sono ambigue e aperte a più letture: qui sta la loro magia.

Il consiglio è: gioca seriamente, lascia che curiosità, associazioni mentali e analogie guidino il tuo lavoro a lungo termine.

13. Sii tutt’uno con la tua fotocamera. L’attrezzatura non è tutto, ma usa una macchina fotografica e un obiettivo che ti facciano sentire bene

Qui Meyerowitz ridimensiona l’ossessione per la tecnica fotografica. Per lui ciò che conta davvero è avere uno strumento che ti assomigli.

In particolare insiste sull’importanza di scegliere un obiettivo che corrisponda al tuo modo di vedere. Il 35mm, secondo lui, è il più vicino alla visione umana e il più adatto alla vita di strada. Il suo angolo di campo corrisponde a quello dell’occhio umano. Col 35 millimetri ciò che vedi è ciò che ottieni.

L’idea è di evitare di cambiare ottica continuamente, per non rompere il ritmo e imparare davvero a leggere lo spazio con un solo strumento.

Il consiglio è: scegli un obiettivo, restaci fedele finché non diventa un’estensione naturale del tuo sguardo, poi eventualmente esplora altro.

14. Il mezzo non è sempre la soluzione migliore. Sposta la messa a fuoco della tua immagine lontano dal centro

La maggior parte dei principianti mette il soggetto al centro dell’inquadratura. Meyerowitz invita a spostare il baricentro dell’immagine, distribuendo l’energia su tutta la cornice.

Il consiglio è: smetti di pensare solo a “prendere il soggetto” e inizia a comporre tutto il frame, lasciando che la complessità della vita entri nell’immagine.

15. Note sulla composizione. Alcune idee per ispirarsi e provare

In questo capitolo Meyerowitz propone diverse “tattiche” compositive. La composizione, dice, è tutto ciò che scegli di includere o escludere dal frame.

Alcuni esempi:

  • Cornice nella cornice: usare porte, finestre, aperture per creare stratificazioni, per creare un’immagine dentro l’immagine.
  • Meraviglioso caos: lasciare che elementi complessi arricchiscano l’immagine invece di “ripulirla” troppo.
  • Il fregio, inteso come pannello decorativo che si trova sulla sommità di un edificio: gruppi di persone o elementi allineati come una fascia visiva che attraversa la scena possono aggiungere un elemento di interesse alla scena.

Il consiglio è: osserva attivamente le relazioni tra le cose, non solo le cose isolate.

16. Spingiti oltre. Abbi coraggio e supera i tuoi limiti

Questo capitolo è quasi un manifesto etico. A volte il caso può offrirti l’opportunità di fare qualcosa più grande di te, come è stato Ground Zero per Meyerowitz dopo l’11 settembre 2001. Accettare quella sfida lo ha spinto ben oltre i suoi limiti fisici e psicologici, trasformando la fatica in un nuovo senso di giovinezza e necessità. Fotografare ogni giorno, quasi ossessivamente, ha generato una cronologia di migliaia di immagini e una crescita personale enorme.

17. La fotografia riguarda le idee

Per Meyerowitz, una fotografia non è semplicemente l’immagine di qualcosa: è l’espressione di un’idea.

Quando si inizia a fotografare, è normale scattare qualsiasi cosa attiri l’attenzione. Ma, con il tempo, nasce una sensazione sottile, quel “prurito” di cui parla l’autore, che ti spinge a capire cosa stai davvero cercando.

A un certo punto ti accorgi che alcuni soggetti, situazioni o atmosfere ritornano spesso nei tuoi scatti. È come se fossero loro a venire verso di te. Il compito del fotografo è riconoscere questi temi ricorrenti, perché proprio lì si trova il cuore delle sue idee.

Il consiglio è quindi questo: osserva quali immagini continui a fare, quali temi ritornano spontaneamente, e chiediti se c’è un motivo o se possono diventare un progetto. In quei pattern ripetuti c’è la direzione della tua ricerca fotografica e, in definitiva, della tua voce autoriale.

18. Fotografare a colori o in bianco e nero?

Meyerowitz racconta la sua battaglia personale per dimostrare il valore della fotografia a colori in un’epoca in cui l’arte prediligeva il bianco e nero.

Per capire davvero le differenze, usciva con due macchine fotografiche e fotografava la stessa scena sia in bianco e nero che a colori, confrontando poi le immagini. Il bianco e nero semplifica in termini grafici; il colore aggiunge strati emotivi e spaziali. Non c’è una scelta “giusta” in assoluto: dipende dall’argomento e da ciò che vuoi far sentire.

Il consiglio è: sperimenta consapevolmente entrambe le strade e chiediti ogni volta quale linguaggio serve meglio alla tua idea.

19. La luce come soggetto. Trai ispirazione dalla luce e dall’ombra

Qui la protagonista assoluta è la luce. Quando ti sembra di non avere soggetti, Meyerowitz suggerisce di lasciar diventare la luce stessa la protagonista dello scatto: un raggio che entra da una finestra, dei riflessi sul cofano di un’auto, un fascio di luce su un edificio e così via. Seguendo la luce, scopri forme, volumi e atmosfere.

La luce, come nei quadri di Edward Hopper, è ciò che “dipinge” davvero le cose.

Il consiglio è pratico e poetico: quando sei bloccato, guarda dove cade la luce e fotografala; lei ti guiderà verso nuove immagini.

20. Ricordati l’editing delle fotografie. Dai forma e significato al tuo lavoro

L’ultimo capitolo è dedicato all’editing, cioè alla selezione e organizzazione delle immagini.

Editare significa eliminare, riconoscere tra molti scatti quali sono quelli in cui l’idea si è manifestata con più forza. A volte lo senti già al momento dello scatto, altre volte lo scopri riguardando una sequenza fotografica. L’editing serve a dare forma a un progetto, in forma di libro, serie, mostra o racconto visivo coerente. È un atto creativo quanto il fotografare.

Il consiglio è: impara a riguardare il tuo lavoro con onestà e a selezionare gli scatti che funzionano meglio nell’insieme del racconto.

Conclusioni

Joel Meyerowitz è sempre una grande fonte di ispirazione. How I Make Photographs è un libro breve ma ricco di spunti. Meyerowitz, come un vero maestro, riesce non solo a trasmettere consigli tecnici e pratici ma anche a condividere la sia filosofia, spronandoci ad andare oltre la superficie delle cose, a porci domande, a sperimentare e ad abbracciare la bellezza e la complessità del reale, a trovare la nostra voce e a fare della fotografia un mezzo di espressione autentico e personale.

Consigliato per tutti gli amanti della street photography, ma anche per chi inizia ad approcciarsi al mondo della fotografia e per chi desidera trovare una nuova ispirazione.


Dati del libro

Titolo: Joel Meyerowitz: How I Make Photographs
Autore: Joel Meyerowitz
Editore: Laurence King Publishing
Data di pubblicazione: 3 settembre 2020
Lingua: ‎inglese
Tipo di copertina: flessibile
Numero di pagine: 128
ISBN-10: 1786275805
ISBN-13: 978-1786275806

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Riccardo Perini, autore blog riccardoperini.it

Riccardo Perini

Non sono un fotografo di professione ma sono un appassionato di fotografia. In questo blog propongo approfondimenti su fotografi, libri fotografici e in generale sulla fotografia, inclusi anche alcuni tutorial su macchine fotografiche e strumentazione.

Pubblicato il: 5 Marzo 2026
Categoria: Libri fotografia
Argomento:


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