Mostra Joel Meyerowitz A Sense of Wonder Fotografie 1962-2022 (Brescia, 2025)

Sono stato a Brescia a visitare la mostra dedicata a Joel Meyerowitz.

La mostra si intitola si intitola “JOEL MEYEROWITZ A Sense of Wonder Fotografie 1962-2022”. Curata da Denis Curti e progettata in stretta collaborazione con l’artista e il suo Archivio, è stata allestita al Museo di Santa Giulia ed è aperta al pubblico dal 25 marzo al 24 agosto 2025.

Si tratta della prima vera mostra antologica mai organizzata in Italia dedicata a Joel Meyerowitz. Una retrospettiva che ripercorre tutta la carriera del fotografo, dagli inizi negli anni Sessanta, fino ai nostri giorni.

La rassegna presenta oltre 90 fotografie, organizzate per capitoli tematici e annate, come possiamo vedere anche sul catalogo della mostra, che è abbastanza fedele al libro Joel Meyerowitz – Where I Find Myself. A Lifetime Retrospective che ho già recensito su questo blog.





Mostra Joel Meyerowitz A Sense of Wonder Brescia 2025Joel Meyerowitz, nato a New York nel 1938, ha iniziato a fotografare quasi per caso nel 1962 quando, lavorando come art director, rimase incantato dal modo di fotografare di Robert Frank su un set pubblicitario. Inizia scattando in strada con una 35 millimetri e pellicole a colori, in un momento storico in cui l’unica vera forma d’arte fotografica è il bianco e nero. Negli anni diventerà uno degli street photographer più famosi e importanti della sua generazione, contribuendo a cambiare la percezione nei confronti della fotografia a colori, che diverrà poi una forma d’arte universalmente accettata. Ma non si è occupato solo di street, nel corso degli anni ha spaziato tra vari generi fotografici.

La mostra, seppure organizzata in capitoli, non segue l’ordine cronologico degli scatti.

All’ingresso la prima sezione è dedicata al tema Elementare / Elemental, periodo dal 2001 al 2011. Qui troviamo le foto scattate dopo l’attacco alle Torri Gemelle, quando era l’unico fotografo accreditato dai giornali per documentare le macerie del World Trade Center. E a queste foto vengono affiancate quelle di un lavoro commissionato sugli splendori delle terre toscane, in cui ha indagato la relazione tra il paesaggio e i quattro elementi naturali: acqua, aria, fuoco, terra. Due progetti apparentemente opposti, uno nato dal trauma e l’altro dalla bellezza, si intrecciano su un piano più concettuale e spirituale. Gli elementi primordiali possono essere presenti anche nella distruzione. Nelle foto a Ground Zero troviamo infatti polvere (terra), il fumo (aria e fuoco), i getti d’acqua usati per domare gli incendi.

Si prosegue con Il mondo sottosopra / The world upside down. Nel periodo dal 1976 al 1990 Meyerowitz abbandona la 35mm e la fotografia di strada e si dedica alla fotografia di paesaggio con una fotocamera a banco ottico. Due dei progetti fondamentali di questo periodo sono “Cape Light” e “Bay/Sky”. Entrambi testimoniano un cambiamento profondo nel suo approccio visivo e concettuale. Meyerowitz si allontana dal caos della città per cercare una forma di contemplazione visiva e una poetica del quotidiano. La luce è il soggetto principale di molte immagini. Spesso fotografa durante la golden hour, quando la luce è radente, creando lunghi gradienti tra luce e ombra. In questi scatti i colori sono morbidi, ma vibranti, hanno una qualità quasi pittorica.

La terza sezione è In strada / Out into the street. Qui troviamo primi scatti fatti in strada a New York tra il 1962 e il 1964, l’inizio del suo percorso di fotografo. Scatta con una Leica 35 mm, principalmente a colori. È qui che sviluppa la capacità di cogliere la vita nel suo flusso continuo, e il desiderio di cercare la meraviglia nel quotidiano, che lo accompagnerà per tutta la vita. La strada è un grande palcoscenico a cielo aperto, in cui ogni passante diventa un possibile protagonista. La vita urbana, nel suo continuo svolgersi, offre un repertorio inesauribile di gesti spontanei, interazioni fugaci, posture inaspettate: sono proprio questi frammenti, colti nell’istante in cui accadono, a costituire l’essenza delle sue immagini.

Anni Sessanta, una questione di colore / 1960s a question of color. Negli anni Sessanta, il bianco e nero era considerato il mezzo legittimo dell’arte fotografica. Mentre il colore veniva visto solo come un linguaggio commerciale, da pubblicità o fotografia amatoriale. Meyerowitz per un periodo gira per le strade con due macchine fotografiche al collo, una con pellicola a colori e una con pellicola in bianco e nero, scattando la stessa scena due volte, quasi nello stesso momento. Voleva capire quale versione della realtà fosse più espressiva. E in un certo senso stava scegliendo la sua visione del mondo. “Il mondo è a colori, mi sembra così ovvio”.

La sezione successiva è Sulla strada / On the road, dal 1962 al 1967. Questi anni rappresentano una fase di apertura e ricerca, in cui Joel Meyerowitz lascia le strade di New York e comincia a confrontarsi con il mondo, partendo per un viaggio attraverso l’Europa. Questo viaggio è un’occasione per affinare il suo sguardo, per capire che la fotografia non è solo una questione estetica o formale. La bellezza di una scena, la precisione di un’inquadratura, il gioco tra luci e ombre non bastano più. Comincia a intuire che fotografare significa anche testimoniare, interrogare la realtà, fermare un attimo che non tornerà più. Vivere nel momento, vedere qualcosa che è quasi invisibile a tutti gli altri e renderlo visibile fissandolo per sempre in una fotografia. Ne è l’esempio Fallen Man, la foto scattata nel 1967 a Parigi di cui vi ho già parlato in un altro articolo.

Si procede quindi con L’America al tempo del Vietnam / America in the time of Vienam, dal 1967 al 1976. Nel 1967, al suo rientro in America dopo il viaggio in Europa, Meyerowitz si trova di fronte a un paese profondamente diviso e confuso. Mentre molti fotografi e giornalisti scelgono di raccontare il conflitto direttamente, documentando proteste o partendo per il Vietnam, Meyerowitz decide di prendere una strada diversa. Parte quindi per un viaggio on the road in tutta l’America per documentare cosa facessero davvero gli americani nella loro vita quotidiana mentre la guerra infuriava in Vietnam. Le fotografie di questo periodo ritraggono persone nei loro momenti di svago, nelle piccole feste, nelle attività comuni. Un reportage della vita degli americani fuori dal conflitto bellico, in cui si legge una sorta di quieta testimonianza di normalità, di vita che va avanti nonostante tutto.

La sezione successiva è Città / Cities, periodo dal 1976 al 2008.
In questa raccolta Meyerowitz esplora la fotografia di paesaggio e di architettura. Si concentra su un tipo di fotografia che unisce paesaggio urbano, architettura e vita quotidiana, creando un dialogo tra elementi fissi e dinamici, tra costruito e umano. Qui troviamo delle serie di scatti, ispirati alle vedute del Monte Fuji, in cui un elemento architettonico o urbano funge da punto fisso e riconoscibile che resta costante sullo sfondo, mentre in primo piano si svolge la vita cittadina, fatta di persone, traffico, gesti, ombre e luci. L’elemento fisso è ad esempio il Gateway Arch di St. Louis o l’Empire State Building di New York.

Lasciare andare la presa / Letting go of the catch dal 1968 al 1978. Questa sezione racconta un momento di profonda trasformazione per Meyerowitz. Lasciare andare la presa significa passare da una street photography fatta di momenti rubati e inquadrature studiate, a un approccio più fluido e aperto, in cui si lascia spazio all’imprevedibilità del momento e alla spontaneità della vita. In questo periodo si consolida la sua scelta di fotografare a colori, abbandonando l’idea che la fotografia seria dovesse essere in bianco e nero. Il colore diventa per lui uno strumento essenziale per raccontare la realtà nella sua complessità e ricchezza.

Abbiamo poi la sezione Ritratti / Portraits dal 1976 al 2017, tutti realizzati con il banco ottico.
Per molti anni, da fotografo di strada, Meyerowitz ha realizzato innumerevoli scatti a persone colte al volo nel loro quotidiano. Da street photographer, con la sua 35mm, cercava di essere veloce e invisibile. Ma fotografando con il banco ottico, strumento ingombrante, che impone preparazione e attesa, non è più possibile essere invisibili. Le persone si avvicinano, fanno domande, si incuriosiscono. Con il banco ottico, Meyerowitz non cerca degli “scatti rubati”, ma chiede di poter fotografare. Si espone, si presenta, si mette in gioco. E le persone fanno lo stesso. È in questo scambio che nascono i veri ritratti. Tutti realizzati non in studio, ma in strada.

La vista da qui / The view from here, dal 1964 al 2017. Meyerowitz inizia la sua ricerca sugli still life nel 1964 e la porta avanti negli anni. Questi scatti sono una sorta di esercizio di stile, una parentesi sorprendente e profondamente poetica nel percorso di Joel Meyerowitz. Lo sguardo del fotografo, noto per la sua capacità di cogliere l’azione e il movimento della vita urbana, si concentra invece sull’immobilità, sulla semplicità, sul tempo sospeso degli oggetti quotidiani. Queste immagini sono composte con cura quasi pittorica, in equilibrio tra forma e vuoto, tra materia e spazio.

La sezione Giocare con me stesso, Toscana / Playing with myself, Tuscany – 2020, che conclude la mostra è una nota finale leggera, ironica e profondamente umana. Realizzata durante il lockdown del 2020, questa serie è composta da autoscatti domestici che Meyerowitz ha scattato nella sua casa in Toscana, in un momento di isolamento forzato a causa della pandemia da Covid-19. In questi scatti non c’è vanità, ma piuttosto leggerezza, curiosità, desiderio di stupirsi ancora.

La mostra mi è piaciuta molto. Siamo abituati a conoscere Joel Meyerowitz soprattutto per la sua fotografia di strada, ma questo percorso espositivo permette di scoprire e apprezzare tutte le fasi della sua straordinaria carriera, lunga oltre sessant’anni. Il titolo “A sense of wonder” è perfettamente calzante: la meraviglia è il filo conduttore che ha sempre guidato Joel Meyerowitz lungo il suo viaggio fotografico, ma è anche il sentimento che accompagna noi visitatori durante la visita.

libro Joel Meyerowitz A sense of wonder fotografie 1962-2022


Potrebbe interessarti anche:

Fotografia Joel Meyerowitz Fallen Man Parigi 1967

Fallen Man, la foto più famosa di Joel Meyerowitz

Analisi e storia di una delle fotografie più note di Joel Meyerowitz, scattata a Parigi nel 1967.

libro Joel Meyerowitz Where I Find Myself A Lifetime Retrospective

Joel Meyerowitz: Where I Find Myself

La mia recensione del libro di Joel Meyerowitz Where I Find Myself – A Lifetime Retrospective, la prima grande retrospettiva dedicata al fotografo americano.

Joel Meyerowitz: How I Make Photographs

How I Make Photographs – Joel Meyerowitz

La mia recensione e i concetti chiavi del libro in cui Joel Meyerowitz ci invita ad esplorare la nostra visione del mondo attraverso la fotografia, con spunti e suggerimenti.

Idee e consigli street photography Joel Meyerowitz Mag Rack video

Joel Meyerowitz spiega come fare foto di strada

In questo vecchio video del 2003 (Mag Rack – Photography Close Up) Joel Meyerowitz racconta i suoi segreti per fare street photography.

Consigli Joel Meyerowitz previsualizzare foto strada

Previsualizzazione in fotografia

Nella street photography è importante previsualizzare, cioè riuscire ad anticipare quello che sta per accadere e prevedere l’immagine finale prima di premere il pulsante di scatto.

Joel Meyerowitz con fotocamera Leica

Joel Meyerowitz

Biografia, alcune delle foto più celebri e cosa ho imparato sulla fotografia da Joel Meyerowitz, fotografo statunitense classe 1938.

Riccardo Perini, autore blog riccardoperini.it

Riccardo Perini

Non sono un fotografo di professione ma sono un appassionato di fotografia. In questo blog propongo approfondimenti su fotografi, libri fotografici e in generale sulla fotografia, inclusi anche alcuni tutorial su macchine fotografiche e strumentazione.

Pubblicato il: 10 Agosto 2025
Categoria: Mostre fotografiche
Argomento:


Se vuoi supportare questo blog, seguimi su questi social:

Inserisci un commento